Un esempio ben conservato della signorile ma sobria eleganza che nel Settecento contraddistingueva le dimore di villeggiatura della nobiltà piemontese: Casa Lajolo mantiene intatto il fascino delle atmosfere di campagna, dove giardino, orto e frutteto convivono con antica intimità e botanica e architettura s’esprimono in dettagli ricchi di patina.

A metà Settecento Aleramo Ambrosio conte di Chialamberto riedificò l’antico “castello” sulla collina di Piossasco acquistato dalla famiglia nel 1649, scegliendolo per il clima fresco adatto al soggiorno estivo e la vicinanza con la Palazzina di Stupinigi, dove la corte sabauda si riuniva per la caccia. Da allora casa e giardino hanno mantenuto forme pressoché immutate, grazie alle cure dei conti Lajolo di Cossano (subentrati nella proprietà all’estinzione dei Chialamberto nel 1850) e nonostante le occupazione durante le due guerre mondiali. Il giardino si compone di tre terrazze leggermente degradanti unite da scale in pietra e delimitate a sud da un viale di ortensie e felci che corre parallelo alle antiche scuderie, dipinte a strisce orizzontali secondo l’uso piemontese. Tutto, dai materiali alle proporzioni, è adeguato al rango della committenza, ma senza effetti monumentali che altererebbero le atmosfere calibrate del luogo. Davanti alla Villa, la cui facciata è ornata da conche di agrumi e da una pergola d’uva con al piede bergenie e elicrisi, una terrazza in ghiaia accoglie Trachicarpus fortunei, un secolare tasso topiato e un pozzo con copertura in rame. La seconda terrazza è scandita da bordure e sculture di bosso con assi trasversali che s’incrociano in una vasca d’acqua; il Cedrus deodara così come la Cortaderia selloana sono presenze tardo ottocentesche. Il pino domestico, cresciuto da un seme raccolto a Villa Borghese, è stato piantato per la nascita di Augusta Lajolo, madre degli attuali proprietari e attenta restauratrice della casa. Rose, bulbose primaverili e annuali estive animano la scena. Verso nord i rami intrecciati di sette tassi, di cui uno riconosciuto albero monumentale, formano un colossale muro verde che racchiude il cd. giardino all’inglese, con peonie arboree, ortensie e aspidistre. Nella terza terrazza crescono uli vi e iris in collezione. Oltre il terrapieno l’orto murato è stato recentemente ridisegnato in forme geometriche e ospita una serra, una pergola e una vasca alimentata da una bealera del XV secolo. Più in là s’estende il prà giardin, vasto spazio a prati e frutteti.

 

 

Questo giardino è stato oggetto di un intervento di restauro e valorizzazione grazie ai fondi del PNRR

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